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Agostino Lauro

Agostino Lauro

Di on ott 14, 2018 in Artisti | 0 commenti

AGOSTINO LAURO
(1861- 1924)

Nacque a Torino nel 1806 dal tappezziere Giuseppe e da Lucia Albergante.

Nel 1823-24 si iscrisse alle scuole civiche di disegno, risultando fra gli allievi che avevano presentato “fede di povertà” per essere esonerati dal “pagamento del minervale”. Il 22 nov. 1827 ottenne il secondo premio al concorso “d’incoraggiamento ai giovani allievi d’incisione”, giudicato da P. Palmieri e altri professori della Reale Accademia Albertina (Arch. stor. della città di Torino, Collezione IX, 194, Carte relative alle scuole di disegno, cc. n.n.), presso la quale continuò i suoi studi dall’anno accademico 1830-31, ottenendo il 5 apr. 1831 una menzione onorevole al concorso semestrale del disegno del nudo. Nel 1832 ricevette il secondo premio per lo stesso concorso (7 aprile) e per quello “delle pieghe” (8 giugno). Nello stesso anno iniziò a collaborare con l’editore G. Pomba (ritratti di F. Guicciardini e di C. Botta per la Storia dell’Italia dal 1789 al 1814, Torino 1832; vignette, A. Collins e Il Malato, per le Novelledi ArrigoMackenzie tradotte dell’inglese, ibid. 1832), e nel 1833 con D. Passigli (Cherea e Calliroe, su disegno di M. Falcini, per la Collezione degli erotici greci tradotti in volgare, Firenze 1833). I suoi ritratti “storici” (Michelangelo, Correggio, Galileo) fecero scrivere nel Messaggiere torinese (1836) che “col tempo avrebbe levato alto grido di sé” (Vico, p. 23).

La partecipazione alle maggiori imprese editoriali degli anni Quaranta ne sancì l’affermazione come incisore di traduzione.

Dal 1841 collaborò alla Reale Galleria di Torino illustrata di R. Taparelli d’Azeglio (III, Torino 1841; IV, ibid. 1846) e all’Imperiale e Reale Galleria di Firenze di F. Ranalli (I, Firenze 1841-42; II, ibid. 1843-45; III, ibid. 1845) riproducendo alcuni dipinti della raccolta sabauda (F. Barocci, La beata Michelina da Pesaro; E. Sirani, Caino che uccide Abele; P. de Champaigne, Ritratto virile; Guercino, Re David; Gandolfino, Assunzione della Vergine, su disegno di L. Metalli) e degli Uffizi (G.A. Berckheyde, Veduta di S. Maria di Colonia, su disegno di F. Frullani; N. Poussin, Teseo che trova i segni della sua origine, su disegno di R. Bonajuti e stampa di P. Bujani; P. Müller, Autoritratto, su disegno di F. Locatelli; F.-X. Fabre, Ritratto di V. Alfieri, su disegno di F. Calendi; P.P. Rubens, Ritratto di E. Forman, su disegno di A. Becheroni e stampa di A. Paris).

Nel 1843 il L. partecipò alla II esposizione della Società promotrice di belle arti torinese con alcune incisioni realizzate con una macchina inventata da G. Carrel.

Nel 1844 la sua incisione Malinconia, detta anche La meditazione o Nella natura, pagatagli 500 lire, costituì il premio per i soci della Promotrice. W. Bell Scott ne scorgeva una stampa nell’atelier del giovane J.E. Millais, che la definiva “alquanto preraffaellita” nella sua riproduzione infinitamente dettagliata della natura (Dayot, p. 211). Il ritratto di D.G. Rossetti inciso su disegno di F. Pistucci per l’edizione italiana dell’Arpa evangelica (Genova 1852) conferma il suo legame con la confraternita inglese.

Dopo essere stato proposto il 16 nov. 1845 come socio onorario dell’Albertina, il 1° febbraio dell’anno successivo il L. fu eletto professore di incisione (Torino, Arch. stor. dell’Accademia Albertina, Atti accademici, 1841-46, cc. 43v, 251v; 1842-52, cc. 47v-48r).

Partecipò in seguito all’ultimo volume della Reale Galleria di Torino (1846) con “i migliori intagli della pubblicazione” (Vico, p. 23): da Sodoma, Sacra Conversazione; Morazzone, Martirio di s. Agnese; B. Strozzi, Ritratto virile, su disegno di L. Metalli; Guercino, Ecce Homo; F. Albani, L’Aria e L’Acqua dalla serie degli Elementi, su disegno di A. Masutti.

Nel 1852 contribuì al primo volume pubblicato a Torino del Pantheon dei martiri della libertàitaliana (ritratto di V. Gioberti) e nel 1861 al successivo (G. Costa e F. Devars).

Dal 1846 al 1851 frequentò con assiduità le sedute accademiche; ma nel 1852 fu presente solo il 18 luglio, e per il 1853 il suo nome è segnato una sola volta negli Atti accademici, fra gli assenti del 28 maggio, scomparendo in seguito dai registri. Elencato dal 1846 al 1853 fra i professori accademici nazionali residenti in Torino, fu messo poi da parte quale esponente della vecchia scuola incisoria dalla riforma condotta da F. di Breme e C.F. Biscarra, tesa a favorire lo sviluppo di tecniche che meglio potevano applicarsi all’industria.

Suo solo incarico nel decennio 1855-65 fu, nel 1862, quello di membro della commissione che giudicava i concorsi annuali per le scuole di disegno di figura e dell’incisione.

Nel 1857 espose alla Promotrice (catal., p. 78) un ritratto di Vittorio Emanuele II, una Madonna da Leonardo e Cervi assaliti dai lupi (Scena nel Tirolo), tratto da un’incisione degli “intagliatori inglesi Gibbon e Webb” del dipinto di F. Gavermann (Vico, p. 23). Le stampe erano in vendita a prezzi compresi fra le 6 e le 10 lire; a 1200 lire, le matrici in rame.

Nel 1862 eseguì per la Galleria dinastica di L. Cibrario pubblicata a Torino nello stesso anno il ritratto dell’autore e quelli, su disegno di G. Busato, di Ottone Guglielmo e del Conte Amedeo I, conclusi “lentamente ed a stento”, perché “per la troppo intensità del lavoro ebbe a sostenere […] non lieve difetto di virtù visiva” (ibid., p. 24).

Due anni dopo la sua attività era ormai testimoniata da “più di cento […] lavori di rilievo eseguiti per commissione dei primarii editori italiani” (ibid.). Fra i sottoscrittori al prestito della Promotrice, partecipò all’Album speciale con l’incisione tratta da Gavermann e con Il torrente, paesaggio d’invenzione che rivelava tuttavia lo studio dal vero (ibid., pp. 23 s.).

Si trattava della sua prima acquaforte, tecnica incisoria già alla moda in Europa, che l’Album della Promotrice tentava di rilanciare in Italia, auspicando la nascita d’una società di artisti italiani a emulazione della Société des aquafortistes, sorta a Parigi nel 1862 “coll’intento di combattere la fotografia, la litografia, l’acqua-tinta”, e “riagire contro il positivismo d’uno strumento-specchio”, in nome della “individualità” ed “originalità” dell’artista (ibid., pp. 25 s.).

Raccogliendo l’invito, l’Albertina istituì nell’ottobre 1868 un corso libero d’incisione all’acquaforte affidato al L. e frequentato da artisti e aristocratici dilettanti, che nel marzo successivo fondarono il gruppo L’Acquaforte. Società d’artisti italiani, primo tentativo di promuovere la diffusione della riscoperta tecnica incisoria a livello nazionale.

La sorgente (1869) e Il torrente col ponte (1870), eseguite rispettivamente per la prima e per la seconda annata della rivista L’Acquaforte, proseguivano la via del paesaggio d’invenzione sul tipo della veduta romantica diffusasi Oltralpe. Nel Riale (1869) e nelle Alpi (1870) per L’Arte in Italia (I e II annata), rivista decisiva per la diffusione dell’acquaforte, si coglie il connubio fra la tecnica minuziosa e il segno capillare e la tendenza a trasfigurare romanticamente il dato topografico.

Nel 1871 il L. cessò forse la propria attività per la perdita progressiva della vista.

Membro nel 1869 della commissione per la scuola d’incisione in legno, è elencato negli Atti accademici dal 1870 al 1875 fra i professori residenti in Torino. Nel 1873 il Municipio torinese istituì, su suo suggerimento, una scuola femminile di disegno applicato alle industrie e la scuola del giovedì per l’insegnamento dei lavori femminili e del disegno.

Alberi, album di modelli a uso didattico stampati da C. Crespi, è conservato nei depositi della Galleria civica d’arte moderna di Torino (Dalmasso), in un fondo donato nel 1919 da A. Lauro, nipote dell’artista, che comprende ventidue stampe e nove matrici in rame (le tavole della Reale Galleria di Torino; Malinconia; una Madonna da Raffaello; un S. Francesco di Sales in gloria; un ex libris; le acqueforti La sorgente e Il torrente).

Il L. morì a Torino il 26 sett. 1876.

L’esposizione retrospettiva del 1892 rivalutò il L. come caposcuola, ricordando fra i suoi allievi C. Turletti e A.M. Gilli (Stella, pp. 351 s.). Il suo ruolo centrale nell’introduzione in Italia, mediante la tecnica dell’acquaforte, del genere della veduta romantica mutuato dai Voyages pittoresques editi Oltralpe e dalle vedute turistiche su acciaio degli Inglesi, è stato chiarito da Giubbini (1976).

Fonti e Bibl.: Torino, Arch. stor. dell’Accademia Albertina, Atti accademici, 1822-40, cc. 103r, 112r, 116v; 1841-46, cc. 4v, 5r, 43v, 137rv, 169v, 245r, 251v, 262r, 263r, 276r, 277v; Atti accademici (1841-56). Relazioni delle commissioni accademiche…, cc. 30v, 54v, 55r, 56r, 62r, 63v, 68v, 69rv, 70r, 81v, 86v, 88r, 93rv, 95r, 96r, 106rv, 107rv, 110v, 113r, 117v, 118rv; Atti accademici, 1842-52, cc. 28v, 43v, 47v, 48rv, 51v; 1847-55, cc. 1r, 31rv, 32rv, 35rv, 86r, 100r, 101v, 116rv, 118r, 119r, 210rv, 211rv, 219r, 222r, 228r, 240r, 248v, 249v, 250v, 256v; Medaglie distribuite nei concorsi maggiori e minori, cc. 103r, 112r, 116v; Pensionato. Medaglie. Mortuaria. Personale 1825-68, n. 38; Pareri e relazioni 1822-71, nn. 14, 14bis, 14ter, 14quater; G. Vico, Dell’intaglio all’acqua-forte e di alcuni intagliatori delle provincie subalpine, in La Società promotrice delle belle arti di Torino, Album dedicato a… re Vittorio Emanuele II ed offerto a tutti i benemeriti che contribuirono all’erezione dell’edificio per le esposizioni di belle arti, Torino 1864, pp. 17, 23-25; C.F. Biscarra, Relazione storica intorno alla Reale Acc. Albertina di belle arti in Torino, Torino 1873, pp. 69, 75; A. Stella, Pittura e scultura in Piemonte, 1842-1891. Catalogo cronografico illustrato della Esposizione retrospettiva del 1892, Torino 1893, pp. 351 s., 665, nn. 602-606, 608-615; A. Dayot, La peinture anglaise de ses origines à nos jours, Paris 1908, p. 211; E. Bottasso, Le edizioni Pomba (1792-1849), Torino 1969, pp. 145 s. n. 211; G. Giubbini, L’acquaforte originale in Piemonte e in Liguria 1860-1875, Genova 1976, pp. 61, 64-66 e passim; F. Dalmasso, in L’Accademia Albertina di Torino, Torino 1982, pp. 48-51, 58; La pittura in Italia. L’Ottocento, II, Milano 1991, p. 879; A. Casassa, Gilli, Alberto Maso, in Diz. biogr. degli Italiani, LIV, Roma 2000, p. 754; E. De Fort, Le scuole elementari, professionali e secondarie, in Storia di Torino, VII, Torino 2001, p. 648; M. Tomiato, L’Accademia Albertina, in P. Dragone, Pittori dell’Ottocento in Piemonte. Arte e cultura figurativa 1830-1865, Torino 2001, p. 259 (con bibl.); U. Thieme – F. Becker, Künstlerlexikon, XXII, p. 460. Testo tratto da Treccani.

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