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Adriana Bisi Fabbri

Adriana Bisi Fabbri

ADRIANA BISI FABBRI
(1866 – 1938)

 

Nacque a Ferrara il 1° sett. 1881 da Aldo e Olga Mantovani. Nel 1907 sposò il giornalista Giannetto Bisi, con il quale visse a Bergamo (1907-13), Mantova, Milano (dal 1914); ebbero due figli, Riccardo e Marco.

Pur non seguendo corsi accademici la F. partecipò al dibattito artistico dei primi anni del secolo anche attraverso il cugino U. Boccioni (che eseguì un suo ritratto nel 1907; cfr. M. Calvesi-C. Coen, Boccioni, Milano 1983, p. 211 n. 249). Formatasi da autodidatta, inizialmente si dedicò soprattutto ad opere di soggetto religioso ed alla ritrattistica, ma eseguì anche pannelli decorativi, disegni per stoffe, figurini di moda, insegne pubblicitarie (cfr. Nuove tendenze…, 1980).

Partecipò nel 1906 all’Esposizione della Socìetà di belle arti (Verona) e nel 1908 alla Quadriennale di Torino con due opere (Gaiezza e Merezza); nel 1910, sempre. a Torino (Mole Antonelliana), alla prima Esposizione internazionale di arte femminile presentò tre “figurine settecentesche” a carattere caricaturale (Madama Splendore, Lusingatrice, Adulatore). Nel maggio 1911, su sollecitazione di Boccioni, prese parte alla prima Esposizione di arte libera (Milano, salone Ricordi), manifestazione importante del percorso futurista, esponendo Paonessa e Lucertola (cfr. Nuove tendenze…, 1980, p. 48).

Questi acquarelli, che avevano avuto l’approvazione dello stesso Boccioni (anche se vi rinveniva un predominio dell’idea letteraria sull’idea pittorica), riprendevano, in chiave ironica e dissacrante e anche in funzione “antidivistica” e “antintellettualistica”, il tema della donna-animale.

Nello stesso anno la F. organizzò con G. B. Gallizzi la parte artistica dell’Esposizione di San Pellegrino. Sempre nel 1911 tenne la sua prima personale al Lyceum di Roma che la impegnò molto e la coinvolse emotivamente come testimoniano le sue annotazioni indirizzate al marito (cfr. Nuove tendenze…, 1980, p. 24). Ottenne la medaglia di bronzo al “Frigidarium”, Esposizione internazionale di umorismo (Rivoli 1911), la più importante delle prime mostre di arte caricaturale in Italia, dove espose, oltre al Chiaro di luna futurista e a La dichiarazione, alcune satiriche interpretazioni dei tipi femminili: Studi di donne, La nipote, La nonna, La zia, La francese, La spagnola, L’inglese, L’americana.

Fu dunque la maturazione dell’attività caricaturale e il gusto per la deformazione grottesca a segnarle la strada e a imporla all’attenzione del pubblico. Sempre a questo periodo risalgono la serie Le donne di casa, Le donne che producono, e quella formata da Meretrice, Scrittrice, Attrice, Pittrice (autocaricatura; cfr. La Freddura, 15 apr. 1914). Nel 1912 eseguì due copie caricaturizzate del SaintMarsault scudiero di Francia di F. Clouet (Bergamo, Accad. Carrara; cfr. Nuove tendenze, 1980, p. 25, fig. 17).

Una recensione del 1912 (Térésah [T. C. Ubertis Gray], in La Donna, 20 maggio 1912) sottolineava “la visione ironica, esagerata, paradossale” delle sue figure: “sono teste di creature spiritualizzate dal pensiero, segnate, scarnate quasi dalla fatica, dalla volontà o dalla sorte, raffinate e poetizzate dall’eleganza … sono le teste di creature sognatrici, lavoratrici solitarie, aristocratiche, vinte…”.

Un’altra recensione (L. Ramo, in La Freddura, 15 apr. 1914) metteva invece in luce il gusto iconoclasta contro una certa femminilità che, complice dell’immaginario maschile, perpetuava il “inito dell’eterno femminino” e del gentil sesso.

Nel 1912 partecipò alla Mostra d’arte umoristica (Firenze, palazzo Mattei) organizzata dalla Federazione degli artisti toscani e dall’Associazione Pro Libia; nello stesso anno espose alla Mostra di arte umoristica e caricatura a Treviso (cfr. Il Secolo XX, dicembre 1912) e vinse il premio del concorso di arte umoristica indetto dal mensile Il Secolo XX con Saggio del programma futurista, disegno che raffigura le mani di un futurista che torcono il collo alla Gioconda (cfr. Nuove tendeze …, 1980, p. 25, fig. 18).

Si tratta di una caricatura ambigua, in cui l’iconoclastia verso la leonardesca “vecchia crosta”, come la definiva A. Soffici (Giornale di bordo, Firenze 1918, p. 257), si accompagna all’implicita derisione del programma strangolatorio marinettiano. Del resto, già nel Chiaro di luna futurista, in cui un gruppo di futuristi dava l’assalto alla luna, la F. esprimeva una partecipazione al movimento ben critica e marginale.

La F. partecipò a Venezia alle esposizioni di Ca’ Pesaro nel 1911, 1912, 1913; nel 1913 espose a Parigi alla Mostra della caricatura italiana e realizzò il manifesto dell’Esposizione d’arte umoristica di Bergamo; sempre nel 1913 ricevette la medaglia d’oro alla seconda Esposizione internazionale femminile di belle arti (al Valentino, Torino), nella sezione “La donna nella caricatura”; ottenne un’altra medaglia d’oro, con S. Tofano e A. Biscaretti, nel 1914, all’Esposizione internazionale di caricatura e umorismo, organizzata dalla rivista Il Numero di Torino; ancora nel 1914 partecipò alla seconda Mostra della Secessione romana (faceva parte della giuria G. Balla).

Stabilitasi a Milano (“vestita da uomo”, la ricorda A. Rossato, in Popolod’Italia, 7 giugno 1918), nel maggio-giugno 1914 partecipò, su invito di L. Dudreville (uno degli ideatori della manifestazione insieme con U. Nebbia, G. Arata, G. Macchia e D. Buffoni), alla mostra di Nuove tendenze alla Famiglia artistica con L’abbraccio e La danza (cfr. Prima esposiz. d’arte del gruppo Nuove tendenze [1914], in Esposizioni futuriste, a cura di P. Pacini, 1912-1918, Firenze 1977).

L’adesione al gruppo di Nuove tendenze (discioltosi al termine della mostra per la defezione di A. Sant’Elia, che aderì al futurismo) fu comunque più apparente che sostanziale; di fatto, come notava lo stesso U. Nebbia, i quadri esposti dalla F. erano “d’indole del tutto diversa dal carattere delle opere dominanti” nella mostra (in Vita d’arte, maggio 1914, p. 119).Ormai definito l’approdo nazionalistico delle tensioni del primo decennio del secolo, la F. si dedicò prevalentemente alla caricatura politica sulla stampa quotidiana e periodica, collaborando con particolare intensità nel 1915 al Popolo d’Italia di Mussolini con disegni che mostrano una certa influenza di A. Bonzagni.

“Ci era capitata qui – scriveva A. Rossato nel necrologio (Popolo d’Italia, 7 giugno 1918) – una sera di maggio, quattro anni or sono. Nessuno la conosceva. Sedette tranquillamente tra noi, posò sul tavolo un rotolo di cartoni, ad uno ad uno ci fece passare sotto gli occhi i “mostri terribili” … da quella sera Adrì fu compagna delle nostre battaglie”. Adrì è la firma mascolinizzata che la F. usò nelle caricature eseguite per i giornali, che le consentì di far accettare senza difficoltà i disegni di satira politica (cfr. Nuove tendenze…, 1980, p. 24).

Dal 1915 al 1918 si intensificò notevolmente la sua attività di caricaturista e illustratrice di varie testate quali La Freddura, Il Numero, Lo Sport illustrato e la guerra (poi Il Secolo illustrato), l’Almanacco popolare Sonzogno, La Domenica illustrata, La Baionetta (1918). Dipinse la copertina del libro di Arros (A. Rossato), Pennacchi rossi, prefaz. di B. Mussolini, pubblicato dalle edizioni del Popolo d’Italia nel 1915. Nel 1917 partecipò al concorso nazionale d’arte “Per la nostra guerra” (Milano, sale della Permanente) con A. Funi, L. Dudreville, A. Bucci, G. B. Gallizzi, presentando il trittico Un nido tra due pietre (in A. Bisi F., 1982, p. 6).

Morì di febbre spagnola a Travedona (Varese) il 29 maggio 1918.

La maggior parte delle opere citate nel corso della voce sono di proprietà del figlio Marco Bisi (Milano). Un Autoritratto (olio) è esposto alla Galleria civica d’arte moderna di Ferrara; trentacinque disegni, tra cui numerose caricature, realizzati nel periodo 1914-17, di argomento bellico, sono conservati presso il Gabinetto nazionale delle stampe di Roma e otto presso il Museo storico dei bersaglieri di Roma.

Fonti e Bibl.: Nuove tendenze. Milano e l’altro futurismo (catal.), Milano 1980, pp. 24-31, 48, 84 s. e passim (con bibl. precedente); A. Bisi F. 18811918 (catal.), Milano 1982; E. Crispolti, Storia e critica del futurismo, Roma-Bari 1986, ad Indicem; Futurismo & futurismi (catal.), a cura di P. Hulten, Milano 1986, p. 531; P. Pallottino, Storia dell’illustrazione italiana…, Bologna 1988, pp. 221 ss., fig. XXI; Dal salotto agli ateliers. Produzione artistica femminile a Milano 18801920 (catal.), Milano 1989, p. 70; Boccioni Romani Bisi F. Dal simbolo agli affetti (catal.), a cura di G. Ballo-M. Scudiero, Milano 1991, pp. 51-64, 70, 75 s.; G. Anzani-A. Pirovano, in La pittura in Italia. Il Novecento, /1. 19001945, Milano 1992, I, pp. 131 ss., figg. 177, 194; G. Ginex, ibid., II, p. 761 (s.v. Bisi Fabbri Adriana); A.M. Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori…, I, p. 330 (s.v. Bisi Fabbri Adriana).

Testo tratto da TRECCANI

Ritratto della Principessa Pignatelli Adriana Bisi Fabbri 1917 olio su tela riportata su cartone, cm 56 x 44,5, dono di Marco Bisi

Ritratto della Principessa Pignatelli
Adriana Bisi Fabbri
1917
olio su tela riportata su cartone, cm 56 x 44,5, dono di Marco Bisi

 

Foto e testi tratti da: www.museodelpaesaggio.it

All'ippodromo, 1913 (Collezioni d'arte della Fondazione Cariplo)

All’ippodromo, 1913 (Collezioni d’arte della Fondazione Cariplo)

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