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Adolfo De Carolis

Adolfo De Carolis

ADOLFO DE CAROLIS
(1874 – 1928)

 

Nacque nel 1874 a Montefiore dell’Aso, un piccolo paese delle Marche non lontano da Ascoli Piceno. Compì i primi studi privatamente, poi, dal 1888 studiò all’Accademia di Belle Arti di Bologna sotto la supervisione di Domenico Ferri.

Nel 1892 vinse una borsa di studio dal Pio Soldalizio dei Piceni che gli permise di frequentare la scuola di Decorazione Pittorica del Museo Artistico Industriale di Roma; qui D. si distinse per i suoi meriti accademici vincendo il premio per il miglior saggio finale e una medaglia d’oro.

Negli anni di formazione a Roma, D. fu allievo di Alessandro Morani: fu grazie alla sua mediazione che D. si trovò a lavorare alla villa Blanc a Roma. Morani inoltre introdusse D. a Nino Costa, fondatore dell’associazione In Arte Libertas: si trattava di un movimento che sulla scia delle teorie di John Ruskin e William Morris proponeva una ricerca artistica libera dai vincoli accademici. D. divenne membro ufficiale dell’associazione nel 1897 e lo stesso anno esordì con Primavera e Narcissus Poeticus alla mostra della società. Il suo esordio fu fortemente marcato dalla ricerca stilistica del gruppo, il cui principale riferimento erano i modelli trecenteschi e quattrocenteschi elogiati dai teorici inglesi e le contemporanee esperienze dei preraffaeliti. Questo approccio simbolico e fortemente improntato sulla tradizione artistica italiana caratterizzò tutte le opere realizzate da D. prima del finire del secolo come per esempio La Donna alla Fontana (1898, esposta l’anno successivo alla Biennale di Venezia) – e La Madonnina – con la quale vinse il concorso Alinari. Sempre nel 1897, D. ricevette la sua prima commissione come affrescatore con l’incarico per villa Costantini Barancadoro a San Benedetto del Tronto: una commissione che lo tenne impegnato fino al 1904 e per la quale realizzò un ciclo decorativo in dialogo con la funzione e l’arredamento dei diversi ambienti. Nel 1901 D. si trasferì a Firenze in qualità di professore di ornato dell’Accademia di Belle Arti. Il periodo fiorentino aprì a D. moltissime nuove opportunità professionali. Di particolare interesse fu l’incontro con i poeti Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio, per i quali realizzò negli anni successivi numerosissime illustrazioni.

La ricchissima attività di D. come illustratore fu sicuramente favorita dal suo avvicinamento alla xilografia, una tecnica artistica particolarmente adeguata ai propositi di stampa. Il primo esempio noto nella produzione di D. è Ritratto della Fidanzata (1899) ma da un punto di vista professionale il suo esordio come xilografo coincise con la collaborazione con la rivista Leonardo, pubblicata per la prima volta nel 1903. L’interesse di D. per la xilografa derivava probabilmente dalla possibilità di riproduzione e quindi di vasta diffusione del prodotto artistico presso il pubblico: una scelta perfettamente in linea con la valenza sociale dell’arte promossa da William Morris ed ereditata poi da In Arte Libertas. Anche negli anni successivi D. continuò a farsi fervido promotore della tecnica xilografica, in particolar modo nel periodo di collaborazione con la rivista L’Eroica (1911-1914) durante il quale organizzò la prima mostra internazionale di xilografia a Levanto (1912). L’interesse di D. culminò nel 1924 con la pubblicazione di un libro interamente dedicato alla xilografia, nel quale promuoveva in particolare la tecnica a più legni impiegata dall’italiano Ugo de Carpi.

La xilografia fu la tecnica principale utilizzata anche nelle collaborazioni con Pascoli e D’Annunzio. Il successo di tali collaborazioni dipese sicuramente dalla straordinaria capacità di D. di interpretare e rappresentare adeguatamente il pensiero dei poeti. Nel caso di Pascoli le illustrazioni sono molto essenziali e la loro immediatezza e semplicità si sposa perfettamente con le suggestioni visive e simboliche tipiche del poeta.

La collaborazione con D’Annunzio invece fu consolidata dalla solida amicizia tra i due al punto che il poeta divenne padrino della primogenita di D. Il loro rapporto – professionale e non – è testimoniato da una ricca corrispondenza epistolare nella quale sono conservate anche molte indicazioni di D’Annunzio relative alla realizzazione delle illustrazioni. La prima collaborazione avvenne per Francesca da Rimini (1903) ma D. continuò a lavorare regolarmente per D’Annunzio fino agli anni Venti, con la realizzazione dei francobolli e una medaglia commemorativa dell’impresa di Fiume (1920). Oltre alle illustrazioni, D. si dedicò per conto di D’Annunzio anche a manifesti, costumi teatrali e altri oggetti artistici. Nel corso degli anni è evidente una notevole evoluzione stilistica da parte di D.: dalle suggestioni preraffaelite ancora evidenti in Francesca da Rimini e La Figlia di Iorio passò a uno stile dove seppe integrare anche suggestioni di tipo classico e tradizionale – come per esempio il gusto grecizzante in Fedra (1909). Le ultime collaborazioni – per esempio Notturno – riflettono inoltre la sempre maggiore sintonia raggiunta tra illustrazione e contenuto letterario.

Accanto all’attività di illustratore e alla collaborazione con numerose riviste – Hermes, Rivista marchigiana illustrata, Novissima, Il Regno, Ebe – D. rimase attivo anche nella realizzazione di affreschi e decorazioni interne. Del 1905 il lavoro al villino Regis de Oliveira a Roma, oggi andato perduto. Nel 1906-07 fu chiamato invece per il Salone del Consiglio Provinciale di Ascoli Piceno: fu il primo grande ciclo decorativo di D. e l’esperienza maturata durante questa commissione gli aprì negli anni successivi altri importantissimi sbocchi professionali. Il cambiamento stilistico già evidenziato per le illustrazioni si rifletté anche in questo incarico con il recupero di elementi rinascimentali e michelangioleschi.

Accanto al registro classico di tali rappresentazioni, D. seppe integrare nell’apparato decorativo anche suggestioni folkloristiche derivate dal suo profondo interesse per le comunità rurali marchigiane. Temi simili ricorrono anche nelle sale del palazzo della Provincia di Arezzo (1924) e in alcune delle illustrazioni per D’Annunzio. Il particolare legame di D. con le tradizioni paesane della sua terra natale ricorre anche nella documentazione fotografica recentemente emersa nell’archivio di Giovanni De Carolis, dove sono incluse foto delle processioni di Loreto e di Acquaviva Picena. L’archivio fotografico ha permesso inoltre l’attribuzione a D. dell’apparato decorativo della villa Liberty Castelli-Montano a Giulianova (1908-10); è plausibile che D. si sia occupato anche degli affreschi per palazzo Re, un’altra dimora di lusso realizzata in quegli anni a Giulianova. L’esperienza per il salone di Ascoli Piceno fu alla base della successiva commissione a Bologna, per palazzo Podestà: D. vinse il concorso per la decorazione del salone dei Quattrocento nel 1908. Iniziò i lavori nel 1911 e vi si dedicò per tutto il resto della sua vita, fino al 1928; rimasto incompiuto alla sua morte, il salone fu poi completato da alcuni suoi stretti collaboratori. La rappresentazione ripercorre la storia della città di Bologna e ne presenta i momenti salienti con uno stile che guarda ai grandi maestri del passato e in particolar modo a Michelangelo, nuovo punto di riferimento della ricerca stilistica di D. Si distinguono però anche motivi vegetali e a nastro che rimandano alle esperienze Art Nouveau. Sebbene D. si dichiarò apertamente contrario a tali moderne ricerche stilistiche e rimase sempre fortemente radicato nella tradizione artistica italiana, gli elementi curvilinei che ricorrono negli affreschi e nella cartellonistica suggeriscono comunque una consapevolezza e una parziale assimilazione di tali esperienze. La carriera di D. proseguì senza interruzioni anche durante e dopo la prima guerra mondiale, prima con la commissione per gli affreschi dell’Aula Magna dell’Università di Pisa (1916-1920), distrutti nella seconda guerra mondiale –, il Palazzo della Provincia di Arezzo (1924) e la cappella di San Francesco nella Basilica di Sant’Antonio a Padova (1925). Fu anche membro della commissione per le decorazioni del Vittoriano a Roma e professore di Scenografia e Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Roma. Morì dopo una lunga malattia nel 1928, prima di poter completare le illustrazioni per la collana Poeti Greci della Zanichelli. L’anno successivo l’Accademia Nazionale di San Luca – della quale D. fu membro dal 1923 – gli dedicò una retrospettiva.

 

Testo di Federica Mentasti © A. Speziali, Giuseppe Sommaruga (1867-1917). Un protagonista del Liberty, Cartacanta, Forlì 2017.

 

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