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100Sant’Elia. Il Futurista dell’architettura italiana

100Sant’Elia. Il Futurista dell’architettura italiana

Antonio Sant’Elia, l’architetto più futurista fra i futuristi. In occasione del centenario della morte, ripercorriamo i capisaldi del suo pensiero che hanno reso la sua architettura dinamica e industrializzata. “Ad ogni generazione a sua casa […]”.

Anno 2016 – L’istituzione culturale ITALIA LIBERTY presenta il logo delle celebrazioni progettato da Andrea Speziali, anche presidente del comitato delle celebrazioni è il seguente:

100 sant'elia

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In occasione del centenario della morte di Antonio Sant’Elia, una serie di eventi celebrano la breve vicenda umana e professionale dell’autore del Manifesto dell’Architettura Futurista:
A Milano dal 24 novembre all’8 febbraio 2017 in Triennale con la mostra Antonio Sant’Elia (1888-1916). Le città future promossa dalle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano e di Como, dal Comune di Como e da Triennale, allestita con un importante e consistente corpus di disegni originali, relativi alla Città Nuova, progetto di una grande città del futuro, al quale il giovane Sant’Elia iniziò a lavorare già dall’aprile 1914, provenienti dalla Pinacoteca di Como e da collezionisti privati.
A Como dal 25 novembre al 26 febbraio 2017 alla Pinacoteca Civica con la mostra Antonio Sant’Elia. All’origine del progetto, allestimento che documenta, attraverso una selezione di disegni realizzati nel 1913, la programmatica individuazione degli elementi architettonici semplici che avrebbero contribuito alla definizione di soluzioni complesse alla base del progetto della sua Città nuova.
In contemporanea al Novocomum di Terragni, l’Ordine degli Architetti di Como promuove una rilettura del progetto del Monumento ai Caduti di Como, generato proprio da un disegno di Sant’Elia, attraverso cortometraggi e brevi saggi.
A Firenze invece il 2 e 3 dicembre, un convegno internazionale promosso dall’Università e dall’Ordine degli Architetti di Firenze dal titolo Antonio Sant’Elia e l’architettura del suo tempo, intende discostarsi dall’immagine di un Sant’Elia profeta solitario della nuova architettura e della città del futuro, forgiata e divulgata dagli anni Trenta dall’entusiastica promozione di Filippo Tommaso Marinetti.

Così aggredì il lettore il “Manifesto dell’architettura futurista” firmato da Antonio Sant’Elia e pubblicato su un volantino di quattro facciate giusto cent’anni fa, l’11 luglio 1914, dalla tipografia di Angelo Taveggia in via Santa Margherita 7 a Milano, dove lavorava come proto l’anarchico poeta Cesare Cavanna (1876-1951) particolarmente abile nell’impaginare le “tavole parolibere” di Marinetti.

BIOGRAFIA – Sant’Elìa, Antonio. – Architetto (n. Como 1888 – m. in guerra, a Monfalcone, 1916). Dopo il conseguimento, a Como, del diploma di capomastro edile (1905), seguì i corsi dell’Accademia di Brera (190911) e nel 1912 si laureò in architettura a Bologna. Fin dalla produzione di disegni del 1911, da cui ancora traspare la lezione di O. Wagner e della Secessione viennese, S. inizia a sviluppare una propria ricerca formale sempre più attenta ai processi di industrializzazione sensibili all’uso dei nuovi materiali edilizî (cemento armato, ferro, vetro, ecc.). Critico nei confronti del classicismo accademico e dell’art nouveau che dominavano il linguaggio architettonico italiano del periodo, i suoi disegni mostrano, di contro, una caratteristica presenza dinamica di linee oblique, forme ellittiche, torri di distribuzione e smistamento del traffico, strade su più livelli, in un ricercato rapporto tra le soluzioni volumetrico-spaziali degli edifici e la città. Ipotesi progettuali che trovarono una dimensione teorica nei due manifesti pubblicati nel 1914: il primo, intitolato Messaggio, fu scritto come presentazione dei suoi disegni in occasione della mostra a Milano del gruppo Nuove Tendenze (fondato nel 1912 con l’architetto M. Chiattone e altri letterati e artisti); il secondo è il Manifesto dell’architettura futurista con cui S. si colloca decisamente all’interno del movimento futurista di cui faceva parte dal 1912. La sua attività fu interrotta dallo scoppio della guerra a cui partecipò come volontario. Pur avendo costruito poco, S. rimane tra le figure di rilievo dell’architettura italiana del sec. 20º in sintonia con le linee di sviluppo del Movimento moderno. Le sue due sole opere realizzate sono la villa Elisi a San Maurizio sopra Como (1911, in collab. con lo scultore G. Fontana) e il monumento ai caduti realizzato sempre a Como, sulla base di un suo disegno del 1914, da G. e A. Terragni (193133). Una notevole quantità di disegni prodotti negli anni 191314 (ville, torri, ponti, fari, officine, stazioni, ecc., raccolti ed esposti a Como nel museo a lui intitolato) danno comunque corpo, in assenza di architetture realizzate, alla sua ideale visione della città. (Testo tratto da Treccani)

 

 

 

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